12/04/2009

Un po' di fusion. Dancers in the world

Chi preferite?
La maestria e la perfezione di Rachel Brice



La fluidità e la tecnica di Manca Pavli




L'essenzialità e la geometria di Urban Tribal



La precisione e la grinta di Geneva Bybee




L'irruenza e il carattere di Zoe Jakes






La carnalità e il carisma di Donna Mejia


11/04/2009

Kalbelia Dance, un tuffo nelle origini





Kalbelia è una danza che prende il nome da una comunità femminile, Kalbelia, appunto, in Rajashtan. Le donne sono vestite del classico abito tradizionale, arricchito con gioielli e monili tipici della loro società. La danza si ispira ai movimenti sinuosi e vigorosi del serpente, che si alternano al ritmo di canzoni del reportorio folkloristico; i suoi passi vengono incoraggiati da grida sonore e festose delle ballerine, nonchè sincronizzate con il battito cadenzato sia della musica che delle voci.
Sia per alcuni movimenti delle braccia, dei piedi, dei fianchi, della schiena e per alcuni giri, sia per il concetto di comunità e di sincronia, sia per quello della danza ritualistica legata a precisi segnali codificati, questa danza è un ottimo esempio di studio, di arricchimento o di piacere per chi ama la Tribal bellydance.
LILILILILILILILILI!



10/26/2009

A proposito di fusioni




...alla fine la danza accademica (che poi divenne la danza classica) è un'evoluzione delle danze più in voga durante il Rinascimento, soprattutto di origine italiana o francese, tra cui la pavana, il saltarello, la gavotta, la bourrée. Evolvendosi, attraverso gli anni, in quella che noi conosciamo come danza moderna e contemporanea. Da Isidora Duncan, che nel '900 abbandonò le scarpette e il tutù, ispirandosi alla cultura greca classica, per ballare a piedi nudi e con una tunica molto simile al pelplo; a Mary Wigman o a Ruth St Denis, che, durante l'espressionismo tedesco, si ispirarono a culture asiatiche, africane, indiane ed egiziane. Così come Martha Graham cercò di far rivivere nei suoi spettacoli i grandi miti tratti dalla Bibbia, dalla mitologia greca o dall’Oriente.
Fusioni, appunto.
Guardate questo!

10/24/2009

PINA BAUSCH, PER INIZIARE




"Non c'è un solo coreografo che non sia stato influenzato da Pina in questi ultimi trent'anni", ha detto recentemente il coreografo belga Alain Platel.
La Bausch è stata direttrice artistica, dal 1973, del Tanztheater Wuppertal Pina Bausch con sede a Wuppertal, in Germania, considerato il più importante gruppo del Tanztheater.
Esordiente come attrice, in piccoli ruoli nel teatro Solingen, la sua formazione prosegue studiando e approfondendo la danza espressionista, figlia di quel movimento avanguardista e di rottura partito dal dopoguerra.Trasferitasi nel 1962 a New York si perfeziona con il New American Ballet e Metropolitan Opera.Nel 1973 fonda il Tanztheater Wuppertal Pina Bausch, attraverso il quale i riconoscimenti e la diffusione mondiale della sua arte comincia a riscuotere un enorme successo. Al centro dell'opera di Pina Bausch c'è il rapporto tra il ballerino e il corpo, la diretta espressione con i suoi sentimenti, di cui il coreografo deve farsi voce. La sua opera di danza, infatti, è spesso correlata ad opere letterarie e teatrali, dove al centro del racconto narrativo spesso si insinua il contrasto tra uomo-socità. Tra i tantissimi fan di Pina Baush anche il regista spagnolo Pedro Almodovar, che montò alcune sequenze di due suoi spettacoli, Masurca Fogo e soprattutto Café Mueller nel film Parla con lei. Lo spettacolo fa piangere il protagonista, il giornalista Marco, e le sue lacrime sono l'inizio dell'amicizia con Benigno, un infermiere che si occupa di malati in coma. Anche Federico Fellini nel 1982 aveva voluto Pina Bausch, nei panni di una principessa non vedente, nel suo film "E la nave va". E la stessa coreografa aveva diretto un suo film nel 1990, dal titolo "Il lamento dell'imperatrice".
I premi che ha avuto e i riconoscimenti sono infiniti e prestigiosi, a partire dal Premio Europa per il Teatro (1999), alla Legion D'onore (2003), al Lawrence Oliver Award (2006).
Anche noi nel nostro microscopico piccolo, vogliamo ricordarla e ringraziarla.